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Τετάρτη 12 Αυγούστου 2020

[IT] L’EUROPA CIVILE DENUNCIA IL GOVERNO RAZZISTA GRECO

Olga Nassis
I Siciliani

La destra greca scatenata contro i poveri

 “Abbiamo fermato 40mila, no 50mila, anzi 60mila persone al confine! Abbiamo protetto le frontiere! La Grecia è salva e l’Europa pure!” Così il governo greco ha introdotto la discussione alla Commissione sulle libertà civili (LIBE) con tema il confine greco-turco e i diritti fondamentali.


La quasi totalità degli europarlamentari della Commissione, se escludiamo i filogovernativi e l’unico del gruppo ID (il gruppo di Salvini e Le Pen), ha accusato il governo greco di violare i diritti umani alle frontiere. “I Ministri greci utilizzano un linguaggio che non appartiene alla famiglia democratica-cristiana ma alla ultra destra!” ha detto Devesa dell’S&D, la seconda grande famiglia politica al Parlamento Europeo. Una reazione indignata nei toni e nelle parole da parte dei parlamentari europei: tantissime domande circostanziate da testimonianze, video e le denunce sugli abusi alla frontiera, detenzioni arbitrarie, respingimenti in mare.
“Non è vero! Tutte fake news! Propaganda turca!”: queste le uniche reazioni degli uomini di Mitsotakis nel secondo giro di consultazioni. La Commissaria agli Affari Interni Ylva Johansonn di fronte a al muro di gomma dei greci governativi, ha dovuto ribadire che i respingimenti sono illegali e che si rivolgerà anche alla Agenzia dei diritti fondamentali. Il Presidente della Commissione Aguilar chiude la discussione: “Il governo greco non risponde”.
Giorni prima l’europarlamentare di Syriza Kostas Arvanitis era stato attaccato con comunicato ufficiale del partito di Governo, Nea Demokratia, per avere depositato una interrogazione in cui chiedeva alla Commissione chiarimenti in ordine ai respingimenti nel mare Egeo.  Denuncia che già avevano fatto le Organizzazioni internazionali che collaborano con l’attuale governo greco. Nel comunicato il partito di Mitzotakis accusava il deputato di Syriza di veicolare la propaganda turca. Il giorno seguente nei social media greci, gruppi neonazisti minacciavano Arvanitis apostrofandolo come traditore della patria. Questo il clima che oggi si respira in Grecia. E quale sarebbe la differenza con i metodi e il regime di Erdogan? Squadristi che rilasciano interviste ai quotidiani esteri, fieri di avere picchiato i disperati e di aiutare così il governo. Le sedi delle ONG bruciate, testimonianze agghiaccianti di torture ai migranti.  Respingimenti in mare. Profughi, donne e bambini, sfrattati e lasciati marcire per strada senza neppure assistenza sanitaria, in barba anche alla salute pubblica.
Questa non è la stessa Grecia che nel 2015 aveva visto un milione di profughi varcare i propri confini in piena crisi economica umanitaria. I greci allora reagirono con la solidarietà: tutti ricordiamo le donne di Lesbo che accoglievano nelle loro case i profughi siriani e afgani scampati alle guerre. Allora il governo Tsipras premeva per la condivisione delle responsabilità in Europa, chiedeva un sistema europeo di asilo, e la riforma del Regolamento di Dublino che incastra i paesi di primo approdo.
Oggi il governo di destra chiede la sospensione del diritto internazionale, accodandosi alle richieste dei paesi Visegrad.  Quella era la Grecia degna dei suoi valori e della sua storia: la dignità, l’immagine e la stessa millenaria cultura elleniche erano salve. Questa invece è una Grecia anti-ellenica e feroce, non in condizione di pretendere sostegno e ricevere solidarietà dall’Europa.


10/7/2020

Κυριακή 24 Σεπτεμβρίου 2017

[IT] ESPERIMENTO GRECIA: UN' IDEA DI EUROPA


Asgi



“Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo.Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”.
È il quadro che emerge dal report realizzato da un gruppo di legali dell’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) dal titolo “Esperimento Grecia: un’idea di Europa”, che traccia un bilancio del sistema di asilo greco a poco più di un anno di distanza dall’accordo tra Unione europea e Turchia siglato nel marzo 2016.

Gli obiettivi del Report

L’obiettivo di questo secondo momento di osservazione e monitoraggio (qui i risultati dei precedenti viaggi) è stato quello di aggiornare le informazioni raccolte lo scorso giugno, con l’idea di mettere in luce come in effetti la Grecia possa ancora e sempre più essere considerata alla stregua di un laboratorio per la sperimentazione ed il perfezionamento delle più recenti politiche europee in materia di gestione dei flussi migratori il cui fine, ormai sempre più esplicito, sarebbe quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo.
In questa dimensione, la politica degli accordi bilaterali, l’utilizzo del metodo hotspot, l’introduzione dei meccanismi procedurali legati ai concetti di “paese di primo asilo”, “paese terzo sicuro” e “paese di origine sicuro” nell’ambito delle procedure di asilo e l’attribuzione di un ruolo sempre più centrale alle agenzie europee, sono strumenti che già a partire dal marzo del 2016 si sono rivelati indispensabili per determinare una radicale diminuzione dei flussi migratori provenienti dalla Turchia e diretti in Grecia.
Questi stessi dispositivi hanno un ruolo centrale anche nelle prospettive di riforma del sistema di asilo europeo e nei processi di esternalizzazione del controllo delle frontiere e delle procedure di asilo.

Bloccare gli arrivi

Lesbo Grecia
Foto di Stefano Rubini
“Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”

Quali sono gli strumenti messi in atto in Grecia e che hanno permesso questa rapida diminuzione dei flussi?

Τρίτη 16 Απριλίου 2013

[IT] EVROS, GRECIA: UN NUOVO MURO DIVIDE ASIA ED EUROPA


Di Giulia Bondi

http://partiallyfree.wordpress.com

Kastanies, il primo villaggio dopo la frontiera turca
La Grecia che arranca sotto il peso del debito pubblico è la stessa che investe circa 5 milioni di euro per costruire una barricata di acciaio e filo spinato a difesa del confine con la Turchia, un tratto di terra di 12,5 km, tra la città di Nea Orestiada e il villaggio di Kastanjes. Tutto il resto del confine, fino all’Egeo, è segnato dal fiume Evros. Dai campi o dal fiume, negli ultimi anni decine di migliaia di migranti sono entrati in Europa: nel 2010 circa 36 mila, nel 2011 28 mila, soprattutto da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh. Un fiume umano che spaventa i governi, anche se in realtà la maggior parte degli stranieri extracomunitari entra nell’Unione dagli aeroporti, con visti turistici. A dicembre 2012 il “muro” è stato ultimato. Ma già a fine agosto, quando ne esisteva soltanto un frammento, il numero di migranti entrati dal confine dell’Evros era calato drasticamente, di pari passo con l’enorme dispiegamento di polizia (tra i 1800 e i 2mila agenti), e di tecnologie come le telecamere con sensori di calore, che individuano un essere vivente a 18 km di distanza. Se nella prima metà dell’anno entravano anche 300 stranieri al giorno, da settembre in poi la media non supera i 40 ingressi a settimana.“Stiamo assistendo a uno spostamento dei migranti sul confine turco-bulgaro, e soprattutto sulle isole di fronte alla Turchia, con picchi di 200 a settimana a Samos e Lesvos”, spiega Ewa Moncure, portavoce di Frontex, l’agenzia nata otto anni fa per proteggere i confini dell’Unione Europea, con un budget sempre crescente che per il 2012 ammonta a 115 milioni di euro. “I muri non servono”, ammette Moncure: “Bisogna agire sulle cause che spingono le persone a partire”.

Τρίτη 10 Ιουλίου 2012

[EN],[IT] A WALL AGAINST IMMIGRATION: EVROS RIVER, THE ORIENTAL GATE OF EUROPE

A reportage by Mauro Prandelli
Evros river is the 160 km natural borderline between Greece and Turkey, Europe and Asia and since 2007 one of the preferential ways for the immigration to Europe.
Riverside had been planned the construction of a ditch and the first 15 kilometres were ready in August 2011. The initial project, later considered to be too expensive, was then changed into a double barrier of wire-netting and barbed wire.
From September 2011 the European Union has continuously showed its approval of the project.